
Anche se, bonariamente, dà sempre un po’ fastidio dare dei meriti ai francesi, quando c’è da fargli i complimenti bisogna farglieli. E, in questo caso, bisogna prendere proprio esempio. Nel febbraio 2016, la Francia ha scelto di intervenire in modo deciso su una pratica fino ad allora tollerata, imponendo lo stop allo smaltimento del cibo ancora perfettamente consumabile nella grande distribuzione.
Con l’approvazione della Loi Garot, dal nome del deputato Guillaume Garot che ne ha promosso l’iter parlamentare, lo Stato ha trasformato una consuetudine diffusa in un comportamento sanzionabile. I supermercati con una superficie superiore ai 400 metri quadrati non possono più gettare gli alimenti invenduti ma sicuri: sono tenuti a destinarli alla donazione. L’obiettivo era chiaro e ambizioso: ridurre del 50% lo spreco alimentare nazionale ed evitare che enormi quantità di cibo finissero in discarica entro il 2025.
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Una svolta normativa che ha inciso davvero
Gli effetti della legge non hanno tardato a manifestarsi. Secondo una rilevazione IPSOS, nel 2018 il 93% dei supermercati coinvolti partecipava a programmi di donazione, contro appena il 33% registrato prima dell’entrata in vigore della norma. I quantitativi di cibo recuperati sono cresciuti in modo consistente già nei primi anni, con incrementi che oscillavano tra il 15% e il 50% a seconda delle aree geografiche.
Si tratta di dati che raccontano un cambiamento strutturale, non una semplice adesione volontaria o simbolica. Dal 2018, inoltre, l’impianto normativo è stato esteso alla ristorazione collettiva e ai produttori alimentari con fatturati superiori ai 50 milioni di euro, ampliando il divieto di distruzione degli invenduti ad altri punti chiave della filiera.

Un modello da emulare
La forza della Loi Garot risiede anche nel suo doppio binario. Da un lato, sono previste sanzioni amministrative per chi non rispetta gli obblighi, con multe che possono raggiungere cifre importanti. Dall’altro lato, il sistema francese ha introdotto incentivi fiscali e procedure semplificate per le imprese che donano il cibo invenduto.
Si sono moltiplicati anche i frigo solidali, frigoriferi di quartiere gestiti da associazioni o gruppi di cittadini, dove chiunque può lasciare o prendere cibo liberamente. A questi si affiancano le épiceries solidaires, spazi che permettono alle famiglie in difficoltà di acquistare alimenti donati a costi simbolici.
Quindi, cara Italia, sveglia: prendi questo modello e copialo di sana pianta.


