
Il pellet è sempre più diffuso e utilizzato, anche in Italia. Eppure c’è però un aspetto che raramente entra nel dibattito pubblico: l’origine del legno che alimenta questo sistema. Sapere da dove proviene il pellet significa capire quanto sia solida – e sostenibile – la catena che lo porta fino alle nostre case. È proprio da questa domanda che in Francia è nata Melia, una start-up che ha deciso di intervenire in un punto preciso del sistema: modificare la provenienza della materia prima, lasciando invariato l’utilizzo finale del prodotto. Il pellet Melia è dunque rivoluzionario: vediamo perché e come viene prodotto.
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Un pellet che nasce dagli scarti verdi, non solo dal bosco
A prima vista il pellet Melia non si distingue da quello tradizionale. La differenza non è nell’aspetto, ma nella composizione. La materia prima non proviene esclusivamente da segherie o tagli forestali, bensì da rifiuti verdi: potature, ramaglie, residui della manutenzione di parchi pubblici, giardini privati e aree agricole. Si tratta di materiale che viene comunque raccolto e gestito, spesso destinato al compostaggio o semplicemente accumulato. L’idea è trasformare ciò che è già disponibile in una risorsa energetica, senza attivare nuovi prelievi.

Ridurre la pressione sulle foreste
Il principio alla base del progetto è semplice: la crescita delle foreste non sempre tiene il passo con la domanda energetica, mentre i residui della manutenzione urbana e agricola rappresentano un flusso costante e prevedibile di biomassa. Valorizzarli come combustibile significa ridurre la pressione diretta sui boschi e limitare lo spreco di materiale già esistente. Inoltre, utilizzare questi scarti può evitare che si degradino all’aperto, processo che comporta comunque emissioni di CO₂. L’approccio non è puramente simbolico o “green” a parole: per funzionare deve garantire prestazioni tecniche adeguate.


