La pasta fa male? Tutta colpa del grano (importato) contaminato da pesticidi

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2023
La pasta fa male? Tutta colpa del grano (importato) contaminato da pesticidi

Da tempo ci si interroga sulla qualità della nostra pasta, un’eccellenza mondiale, ma se prodotta in Italia. Un’inchiesta, intitolata “La verità sulla pasta italiana”, aveva messo in luce il problema delle importazioni di grano da Stati Uniti e Canada e e dunque delle contaminazioni da glifosato e micotossine.

Oggi, un’ultima inchiesta della trasmissione “Striscia la notizia” ci dice ancora di più sulla pasta che mangiamo.

il grano e la pasta che mangiamo

Ora anche “Striscia la Notizia” ha voluto puntare i riflettori su quello che portiamo davvero in tavola quando prepariamo un piatto di pasta: un bel cocktail di pesticidi. Esatto.
Le analisi hanno confermato, infatti, presenza contemporanea di più di un fitofarmaco, anche se al di sotto dei limiti di legge.

Paste meno contaminate, ecco la classifica

De Cecco: voto 9,8

De Cecco integrale: voto 9,6

Voiello 100% grano aureo: voto 9,5

La Molisana: voto 9,5

Rummo: voto 9,1

Alice Nero Bio: voto 9

Garofalo integrale: voto 8,9

Rummo Bio integrale: voto 8,9

De Cecco Bio: voto 8,8

Coop Bio: voto 8,7

Pesticidi nella pasta, ci dice molto di più sul grano

Il risultato delle analisi – di cui si sa solo che sono state condotte da un laboratorio accreditato – permette sicuramente almeno una prima immediata conclusione, ovvero che il grano utilizzato non è italiano.

Da sempre, infatti, “GranoSalus” è convinto sostenitore del fatto che la materia prima italiana non è mai contaminata da glifosato in quanto le condizioni atmosferiche del nostro paese (in particolare della Puglia, dove si concentrano le maggiori coltivazioni di grano) rende antieconomico l’uso del pesticida, di cui invece si fa largo uso in Canada e Stati Uniti (da dove proviene la maggior parte del grano importato).

Se questa conclusione fosse vera (non è in questa sede che possiamo chiarirlo) si tratterebbe di un “inganno” per i consumatori, convinti invece di acquistare un prodotto 100% italiano, come lascia intendere l’indicazione geografica protetta.

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