Mangiare sushi fa male alla salute: ecco perché

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Divenuto negli ultimi anni più che una moda e un cibo apprezzato da moltissimi, il sushi è sicuramente quel tipo di pasto adatto a qualsiasi pausa pranzo o cena ‘veloce’, ma siamo sicuri che incida in alcun modo sullo stato della nostra salute? A tal proposito, pur essendo per l’appunto una scelta che appaga sul momento, il sushi è in realtà uno di quei cibi che saziano solo all’apparenza e che in fin dei conti non fanno poi cosi bene. Sono molti i nutrizionisti che ne sconsigliano un eccessivo consumo dato che, per quanto possa sembrare allettante l’idea di mangiare del buon pesce crudo a prezzi più o meno contenuti, in realtà, i rischi che ne derivano dal suo consumo sono tanti e non sempre sono cosi evidenti. Ecco quindi i motivi per cui il sushi lo si può considerare come un cibo che fa male alla nostra salute. 

Innanzitutto, come suggerisce il sito saperesalute.it, “è bene precisare che sushi e sashimi non vanno preparati con pesce fresco, appena pescato o che arriva dalla pescheria più vicina. Infatti la normativa italiana, che si riferisce alle norme europee (Regolamento europeo 853/2004), prevede che i pesci consumati crudi debbano essere lasciati nel congelatore a -20 °C per almeno 24 ore. Il congelamento, così come il calore della cottura, uccide i parassiti. Ma succede sempre così? Purtroppo no. Secondo i risultati di una recente indagine promossa da Altroconsumo (associazione che tutela i consumatori) su 19 ristoranti giapponesi italiani presi in considerazione (a Roma e Milano) soltanto tre rispettavano la norma del congelamento preventivo”. Ma è proprio in merito a tale premessa che si nasconde la prima insidia. 

Se non congelati preventivamente, difatti, i tagli di pesce che servono per la preparazione del sushi possono ospitare un parassita noto come ‘Anisakis’, il quale, una volta ingerito, può depositarsi all’interno del nostro intestino provocando, nella migliore delle ipotesi, dolori addominali, diarrea e reazioni allergiche più o meno gravi. Ma non è tutto, poiché se il pesce non viene trattato secondo le norme vigenti, sopra la sua superficie possono svilupparsi anche molti microrganismi comuni, come la salmonella, lo stafilococco o il librone del colera. La sua ingestione può quindi provocare effetti collaterali piuttosto fastidiosi come arrossamento, orticaria e intossicazioni in generale. 

Ma non solo il pesce come capro espiatorio, difatti, come riporta marieclaire.com, “circa il 75% del sushi è composto da riso bollito in acqua condito con aceto di riso zuccherato. Se il pesce è presente in quantità minime, le salse invece abbondano. Prima tra tutte la salsa di soia che ha un elevato contenuto di sodio e potrebbe, quindi, favorire la ritenzione idrica. Essendo una sorta di sale liquido – ogni cucchiaio fornisce circa 10 grammi di sale – bisogna usarla con moderazione. Lo stesso vale per la salsa teriyaki, molto zuccherina e ricca di sodio poiché composta da una base di salsa di soia cui vengono aggiunti zucchero e olio”. 

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