Arnica: Proprietà e Utilizzo

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La pianta di Arnica montana viene utilizzata in omeopatia per via delle sue proprietà antiinfiammatorie, analgesiche ed antiecchimotiche. Principalmente la pianta di arnica montana viene impiegata contro le ecchimosi conseguenti a contusioni e distorsioni con l’Arnica opportunamente diluita e a condizione che la pelle sia integra e non abrasa, altrimenti può provocare dermatiti assai pruriginose.

Impiego terapeutico dell’arnica:

  • ematomi,
  • distorsioni,
  • dolori muscolari e articolari (reumatismi);
  • flogosi delle mucose orali e faringee;
  • foruncolosi, punture di insetto… (uso topico)

La presenza di elenalina può provocare in alcuni individui, dopo sensibilizzazione, dermatite da contatto.

Un altro effetto sfruttato nella terapia delle forme reumatiche è quello dell’iperemia con conseguente senso di calore dopo la sua applicazione.

Tuttavia, se si aumenta la concentrazione o il contatto è troppo prolungato o se la preparazione di Arnica è applicata con impacco occlusivo, vi può essere la formazione di flittene, infiammazione e prurito.

In caso contrario facilita, tramite una leggera revulsione locale, il riassorbimento di stravasi ecchimotici, stimolando la circolazione nella parte contusa.

Preparazioni a base di Arnica vengono utilizzate con successo nelle numerose affezioni delle mucose e della pelle: sono impiegate come antisettico orale, nella piorrea alveolare, nella faringite cronica, nell’angina o comunque nelle flogosi delle mucose orofaringee (collutori e /o gargarismi: 5 a 10 gocce di tintura in un bicchiere d’acqua o Camomilla), nelle flebiti superficiali, nelle foruncolosi.

Compresse imbevute di Arnica possono dare ottimi risultati nel trattamento delle emorroidi e, per le proprietà antiinfiammatorie, nei disturbi muscolari o articolari di natura reumatica e negli edemi da frattura.

L’uso interno è desueto; infatti, la sua assunzione può provocare cefalea, algie addominali, turbe vasomotorie, quali palpitazioni, e respiratorie.

Sono state descritte inoltre proprietà colagoghe e diuretiche e di modulazione dell’attività riflessa del sistema nervoso centrale.

In passato era utilizzata in caso di shock oppure come sedativo nervoso nelle forme da stress, nell’arteriosclerosi e nell’arteriospasmo per l’azione sedativa generale ed elettiva sul sistema arterioso e sul cuore.

In medicina popolare era utilizzata come emmenagoga e a dosaggi elevati come abortiva. In passato era impiegata in ostetricia per prevenire le febbri puerperali e nel parto distocico: agirebbe infatti come antisettico e stimolante i processi di riparazione del tessuto uterino (20 gocce di tintura + 100 g di acqua bollita: un cucchiaino ogni ora dopo il parto distanziando poi le somministrazioni.

All’occorrenza veniva data sin dall’inizio dei dolori.

L’uso interno viene sconsigliato: la sua assunzione infatti può provocare cefalea, algie addominali, turbe vasomotorie (palpitazioni) e respiratorie.

Tali disturbi sono dovuti ad effetti tossici sul cuore da parte degli elenanolidi (l’elenalina provocherebbe
un’alterazione della permeabilità delle membrane al calcio).

Sarebbe da considerare, inoltre, anche un problema di idiosincrasia individuale.

La pianta pertanto non deve essere ritenuta tossica (è la dose che la può rendere tale) ma piuttosto difficile da gestire anche per il variare della concentrazione dei principi attivi.

A questo proposito sarebbe opportuno utilizzare preparati standardizzati.

È comunque necessaria la sorveglianza medica. Il suo utilizzo è controindicato in caso di gravidanza e durante l’allattamento.

Come per molte asteracee contenenti lattoni sesquiterpenici, può dare luogo a dermatite da contatto.

Per uso topico, se il contatto con la pelle è troppo prolungato o la concentrazione non è adeguata, si possono manifestare reazioni dermotossiche primarie con formazione di vescicole fino alla necrotizzazione.

Le preparazioni della pianta devono essere impiegate solo su pelle integra.

fonte: inerboristeria

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