Ecco come il buon sonno potrebbe contrastare il Covid-19

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Tra il coronavirus ed il sonno ci sarebbe un legame che favorisce una risposta del sistema immunitario al virus stesso, difatti, a quanto pare, oltre il 40% dei pazienti affetti da Covid hanno riportato tra i vari sintomi e disturbi soprattutto quelli legati all’insonnia. “Il fatto di avere un cattivo sonno è associato ad una più difficile recupero per quanto riguarda la linfopenia, ovvero la scarsità di linfociti, uno dei grossi problemi di malati di Covid. Chi ha un cattivo sonno tende a recuperare molto più lentamente. I linfociti si normalizzano molto più lentamente nei cattivi dormitori” come riporta il sito salute.gazzetta.it

Quindi, in questi giorni, a destare l’attenzione della comunità scientifica è proprio questo legame che ci sarebbe tra la melatonina (ormone del sonno) e la ridotta probabilità di risultare negativi al virus; questa sorprendente scoperta è stata fatta da alcuni ricercatori americani che hanno studiato gli elementi comuni che il covid-19 avrebbe con altre malattie, le quali ovviamente coinvolgerebbero altri organi oltre i polmoni. 

“Gli scienziati hanno riscontrato la potenziale utilità di 34 molecole nell’ambito dell’infezione da Sars-Cov-2. In particolare, l’assunzione di melatonina è risultata associabile a una riduzione media del 28% del rischio di risultare positivo al virus” come riporta il noto sito huffingtonpost.it. L’ormone del sonno sarebbe inoltre più utile alle persone anziane, data la sua scarsa produzione in età avanzata, oltre a risultare anche utile per contrastare le infiammazioni, incluse quelle polmonari. 

In effetti, il grosso beneficio che un buon sonno ristoratore porterebbe è proprio migliorare in linea di massima il sistema immunitario e migliorare le funzioni cerebrali, oltre a purificare il cervello dalle tossine. Tuttavia, pur essendo una scoperta incoraggiante, gli esperti ci tengono a sottolineare come questa ricerca sia ancora in fase primordiale, quindi da prendere con cautela, a maggior ragione del fatto che i test devono ancora esser effettuati sull’uomo.