Aumenta il consumo di biologico ma anche le truffe “tinte di verde”

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quinoa

Per i consumatori attenti all’acquisto di prodotti naturali e bio, un nuovo nemico – sempre più numeroso – si affaccia all’orizzonte, insinuandosi tra voi e un consumo consapevole e responsabile.
Un fenomeno che in America è oggetto di studio da diversi anni, mentre in Italia soltanto di recente si sta ponendo l’attenzione su cosa significhino davvero i tanti termini utilizzati per indicare la sostenibilità di aziende e prodotti, nonché sull’uso appropriato di tali definizioni. Anche perché è solo di recente che in Italia il biologico ha iniziato una crescita inarrestabile, segnando un ulteriore 20% nel 2016. Ma parallelamente, purtroppo, cresce il fenomeno del green washing. Di cosa si tratta?

Verdura biologica

Cos’è il green washing

Il fenomeno da tenere d’occhio del green washing prende le mosse dalla definizione di “white washing“, che indica il tentativo, diffuso soprattutto nel mondo politico, di nascondere e insabbiare fatti negativi; il green washing, dunque, indica la volontà di asserire la sostenibilità di aziende o prodotti omettendone però i loro reali impatti negativi sull’ambiente.

Una pennellata di verde, di biologico e di packaging sostenibile su ciò che non lo è, soltanto perché il settore “green” tira molto, e così si fa soldi facili.

Le ricerche condotte nel corso degli ultimi anni hanno portato alla luce la crescente attenzione, da parte di cittadini e consumatori, nei confronti dell’impatto ambientale, dell’impronta ecologica e della sostenibilità, dei prodotti che decidono di acquistare, nonché all’etica e alla responsabilità delle aziende che li producono. Da qui deriva il tentativo diffuso di far passare per sostenibili anche prodotti e aziende che non necessariamente lo sono.

Un’altra trappola è il free fromin italiano “libero da”Viene spesso utilizzato per indurre il consumatore in inganno perché la mancanza o l’assenza di alcuni ingredienti nocivi non significa che il prodotto sia buono.

Alimenti nocivi che passano come salutari

Come possiamo difenderci?

Per molti beni di consumo, ad esempio il cibo, esistono siti open che consentono un’analisi oggettiva dei valori nutrizionali del prodotto e anche un confronto con prodotti simili dello stesso settore (https://it.openfoodfacts.org/), oppure esistono delle APP che permettono di conoscere, in modo estemporaneo e tramite un calcolo dettagliato, l’impronta ecologica di molti prodotti. Sul web è possibile raccogliere anche preziose informazioni riguardanti la reputazione dell’azienda e della sua effettiva sostenibilità.

Naturalmente, anche leggere a fondo le etichette e le informazioni riportate direttamente sui prodotti, è un’operazione importante per verificare che termini come “green” o “eco – friendly” abbiano un effettivo riscontro.

Certo è che non sempre le etichette sono facilmente comprensibili: bisognerebbe familiarizzare con l’INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients) perché recenti indagini anti-frodi hanno dimostrato che il fenomeno del green washing si sta concentrando molto sui prodotti di cosmesi. E intanto le industrie cosmetiche che hanno fatto del biologico e del naturale la loro filosofia, premono su Bruxelles affinché si arrivi a un protocollo comune che definisca cos’è veramente un cosmetico naturale.

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