Sai come si manifesta la celiachia? I sintomi da non sottovalutare

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La celiachia è una malattia di cui si sente spesso parlare. Meno nota è la sensibilità al glutine (non celiaca) perché di più recente scoperta. Queste due patologie vengono erroneamente confuse in quanto apparentemente simili, ma è importante conoscere le rispettive definizioni, diagnosi, conseguenze e cure. Che le rendono molto diverse tra loro. Vediamo nel dettaglio in cosa si differenziano.

La celiachia è un’intolleranza autoimmune al glutine molto frequente in Italia. Ne soffre circa un individuo su 150, in particolare i bambini tra i 4 e gli 8 anni e gli adulti tra i 25 e i 35 anni. In prevalenza colpisce il sesso femminile, ma le ragioni di questa tendenza non sono ancora del tutto chiare. Negli anni il cambiamento di stile di vita (come l’uso più frequente di antibiotici già in età pediatrica e le coltivazioni degli alimenti più intensive) e la maggiore facilità di diagnosi, hanno drasticamente aumentato il numero di pazienti. Il soggetto che ingerisce il glutine ha una reazione infiammatoria severa a livello intestinale: l’alimento non viene assorbito e crea reazioni spiacevoli.
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Abbiamo detto che la celiachia e l’intolleranza al glutine sono due cose diverse: la seconda provoca infiammazione ma non è una patologia autoimmune. Insomma, è meno grave, anche se comunque molto fastidiosa.

La differenza principale tra le due condizioni è che, mentre il soggetto celiaco non deve in alcun modo ingerire alimenti contenti il glutine per tutta la vita, il paziente soggetto a “gluten sensitivity” deve ridurre l’apporto di glutine nella sua dieta. Tra l’altro, nulla toglie che possa reintrodurlo, col tempo.
Ma come si manifestano queste due condizioni? I sintomi sono piuttosto simili. In entrambe si riscontrano diarrea, dolori addominali, gonfiore, rash cutanei, emicrania ma anche perdita di peso, nausea e anemia. Nel soggetto che risulta negativo agli esami del sangue per la celiachia, i sintomi si manifestano al massimo qualche giorno dopo l’ingestione del glutine. Il soggetto celiaco invece accusa i sintomi anche dopo diverse settimane e questi persistono finché il glutine non viene eliminato del tutto dalla dieta. Continua a leggere dopo la foto

Il percorso diagnostico alla celiachia è piuttosto semplice: si va dalla sierologia alla gastroscopia, passando per i test genetici.
Più complesso invece per la sensibilità al glutine essendo una realtà di recente riscontro. In questo caso, il medico tiene conto principalmente della sintomatologia riferita dal paziente. E va per esclusione. Escludendo, per esempio, la malattia celiaca.

Gli alimenti gluten free sono fondamentali per la convivenza con la celiachia.
Questi, infatti, sono alla base della dieta che il paziente deve seguire in maniera ferrea. Ovviamente è sempre necessaria la consulenza di un medico nutrizionista per personalizzare correttamente la dieta.

Per la “gluten sensitivity” è necessario meno “rigore”: ci si può affidare anche a prodotti contenenti piccole quantità di glutine. Anche in questa condizione, comunque, è consigliato il supporto di un nutrizionista che consideri tutte le componenti nutrizionali utili per quel tipo di paziente. Continua a leggere dopo la foto

Fondamentale, dunque, una dieta personalizzata.
La celiachia può provocare complicazioni? Purtroppo sì, specialmente tra le donne. Una celiachia non opportunamente trattata può essere causa di disturbi della fertilità. Le donne che trascurano la celiachia possono avere amenorrea, menarca tardivo, menopausa precoce, dismenorrea, endometriosi.

Ma anche difficoltà a restare incinte, maggior rischio di aborto, ritardo di crescita intra-uterino, parto prematuro. Ecco perché è fondamentale una diagnosi precoce. Che permetterà di prendere quanto prima i provvedimenti necessari per gestire la situazione.

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