Semi di anguria, una miniera di proteine e vitamine

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Semi di anguria, una miniera di proteine e vitamine

I semi dell’anguria si possono mangiare e fanno pure bene. Se non siete schizzinosi, insomma, o non avete tutta quella pazienza per togliere uno ad uno i chicchi neri dalla polpa del cocomero, sappiate che potete ingerirli insieme col succoso frutto e nulla succede! Anzi, sono in grado di tramutarsi in veri e propri integratori.

semi del cocomero

Proteine e grassi buoni

I semi dell’anguria, infatti, sono molto ricchi di fibre e antiossidanti. Per non parlare delle proteine: un etto di piccoli semi ne ha circa 35 grammi (più di quante contenute nella stessa quantità di carne). Un apporto, quello proteico, che consente addirittura di ridurre l’impatto glicemico del frutto stesso, e mangiarne così un po’ di più anche a fine pasto.
I semini sono inoltre ricchi di grassi poli-insaturi, utili per tenere a bada il colesterolo, il rischio cardiovascolare e l’iper-attivazione del sistema immunitario. Ciò significa che potrebbero tornare utili per coloro che soffrono di allergie, asma o con problemi di autoimmunità.

Vitamine e sali minerali

I semi di anguria sono pieni anche di vitamine del gruppo B, che fanno bene al fegato, e di zinco, magnesio, manganese, fosforo, potassio, rame. Contenendo ferro, inoltre, questo è facilmente assorbito se i semini vengono mangiati insieme alla polpa che, avendo a sua volta una buona quota di vitamina C, consentirà una rapida assimilazione proprio del ferro (se assunto con l’acido ascorbico, infatti, il ferro si assorbe rapidamente).

mangiare l'anguria fa bene

Semi di anguria “germinati”

I “semi commestibili” vengono fatti solitamente germinare e molto spesso hanno una quantità di sostanze nutritive molto più alta dei loro pari “non germinati”.
La germinazione rimuove dei composti presenti nel cibo che rendono più difficile l’assorbimento dei nutrienti, rendendoli più digeribili oltre che più salutari. Nel caso dei semi d’anguria viene eliminata la copertura superficiale nera, rendendoli indistinguibili dagli altri semi normalmente consumati.

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